Il Pifferaio Magico

Il Pifferaio Magico o Il Pifferaio di Hamelin è una delle fiabe classiche più conosciute al mondo dove si racconta che un pifferaio, giunto nella città di Hamelin, la liberò dalla piaga dei ratti con la promessa di una lauta ricompensa. Quando la città fu liberata, gli abitanti si rifiutarono di pagare il pifferaio, che portò via tutti i bambini della città accompagnandoli in un luogo di gioia.

Il pifferaio magico

Mentre la versione originale (1812) non prevedeva un lieto fine, infatti i bambini furono portati in una caverna nella quale venivano chiusi per sempre. Solo un bambino zoppo riusciva a salvarsi perchè rimasto in dietro non riuscendo ad avere il passo degli altri.

I fatti accaduti ad Hamelin il 26 giugno del 1284 sono la base per le classiche fiabe dei fratelli Grimm sono tutt’altro che frutto della semplice fantasia. L’iscrizione affissa ad una casa risalente al 1600, recita:

Anno 1284, nel giorno di San Giovanni e Paolo, il 26 giugno – Un pifferaio con abiti variopinti adescò 130 bambini nati ad Hameln che furono persi al calvario del Koppen“.

L’iscrizione racconta un fatto di cronaca che deve aver toccato profondamente la popolazione per la perdita di 130 bambini per colpa di un pifferaio che li portò a morire nel calvario del Koppen, sacrificati per motivi sconosciuti. E’ interessante notare l’uso del termine “calvario”  che intende oltre al sacrificio ma anche alla sofferenza del percorso che hanno affrontato.

Questa storia è rilevante non tanto dell’iscrizione scritta 300 anni dopo quanto da una vetrata di una chiesa, nella quale è illustrata la scena un pifferaio con abiti sgargianti (come i giullari o i cacciatori) che prima libera la città dai ratti portandoli al fiume Weser e successivamente porta i bambini all’interno di una caverna di una montagna vicino la città, dove non faranno mai ritorno. La vetrata attualmente non esiste più ma ci è giunta l’immagine realizzata attraverso la descrizione dei documenti antichi.

Il pifferaio di Hamelin

Sono state fatte numerose ipotesi per spiegare l’episodio, da un’epidemia di peste sino ad una migrazione di massa, ma sono poche quelle con un fondamento storiografico logico.

La grande epidemia di peste arrivò in Europa soltanto nel 1347, quindi è assai improbabile che un’intera comunità cittadina fosse già afflitta dal morbo su così larga scala oltre 60 anni prima.
Le ipotesi principali che sono state classicamente prese in considerazione sono 3:

  • I bambini furono portati a morire in montagna per evitare il contagio di tutta la popolazione con la malattia della “Corea di Sydenham anche detta “Il ballo di San Vito”, di cui si trovano riferimenti ne la
    “Cronaca di Erfurt” del 1237 e la “Cronaca di Maastricht” del 1278.
  • I bambini furono costretti a lasciare la città per una nuova Crociata dei Fanciulli o per una campagna militare. La crociata dei fanciulli è stata oggetto di ampio dibattito e sembra che sia frutto di un’interpretazione errata della parola latina “Puer” che è confondibile con la parola “Pauper”, che significa povero. Possibile invece la campagna militare, che invece era molto comune all’epoca e che coinvolgeva spesso anche i più piccoli.
  • I bambini furono protagonisti di una migrazione di massa verso l’Est Europa, riferimenti che si possono trovare anche nella prima versione della fiaba dei Grimm, che parla di come la caverna conducesse in realtà alla Transilvania, in Romania.

Un’altra ipotesi che è assai interessante è quella avanzata da uno storico locale, Gernot Hüsam. I baroni Spiegelbergs, cattolici convinti, erano decisi a eliminare le resistenze alla conversione religiosa della zona e, assoldando un cacciatore dagli abiti sgargianti, fecero sacrificare 130 bambini della città di Hamelin sopra ad un “calvario” (come Gesù) vicino alla città. Il calvario potrebbe essere il monte Ith, distante soltanto 15 chilometri dalla città di Hameln, dove si trova il Teufelsküche, la “Cucina del Diavolo, un luogo perfetto per effettuare sacrifici di questo tipo e tradizionalmente legato a riti pagani. La collina Oberberg sulla catena rocciosa ci viene descritta dalla tradizione orale della città come teatro di riti e feste “demoniache”, sovente a sfondo sessuale, che venivano accompagnate dal suono di un pifferaio che suonava durante le cerimonie invitando i giovani alla danza. La “prova” più forte a sostegno di questa teoria è la raffigurazione dell’episodio in una vetrata della chiesa della città. Questa rappresentazione indica precisamente la beatificazione dei martiri che, divenuti santi salvatori, meritarono una raffigurazione degna del gesto.

Quale che sia stato il destino dei 130 bambini di Hamelin risulta a tutt’oggi un mistero e, se non verranno trovati reperti archeologici come ad esempio le ossa dei bambini, è destinato a rimanere tale.

Il Pifferaio Magico CARTONE ANIMATO

Il Pifferaio Magico CARTONE Disney

Il Pifferaio Magico CARTONE N.2

Il Pifferaio Magico VIDEO FIABA SONORA

Il Pifferaio Magico VIDEO FIABA SONORA n.1

Il Pifferaio Magico VIDEO FIABA SONORA n.2

 

Il Pifferaio Magico FIABA DA LEGGERE

dei fratelli Grimm

C’era una volta la città di Hamelin in Germania. Era una città molto graziosa, ma aveva due grossi difetti: i suoi cittadini erano molto avari e le sue cantine piene di topi.
Di gatti neanche l’ombra perché, siccome qualcosina costavano ai padroni, erano stati cacciati.
Fatto si è che i topi diventavano tanti e tanti che non era più possibile vivere nella città.
Si pensò allora di far tornare i gatti scacciati, ma i topi li misero in fuga. Era una vita beata la loro.
Ce n’erano di tutti i tipi: topi, t’opini, ratti, rattoni e per tutti c’era da mangiare: nei granai, nelle cucine, dove c’erano molte forme di formaggio.
I poveri cittadini, non sapendo più che fare, si rivolsero al loro sindaco, ma anche quello più che dire: – Cercherò… Farò… Non so… – insomma…non faceva.
Ma ecco, che una mattina comparve in città un ometto minuto tutto brio e allegria che disse al sindaco: – Io vi libererò dai topi, ma voglio in cambio mille monete d’oro.
Al sindaco la richiesta non parve esagerata e promise la ricompensa, scambiando con l’ometto una bella stretta di mano.
L’ometto, allora, prese da un sacchetto che portava a tracolla un piffero e diede due o tre zufolate. Subito i topi che erano nello studio del Sindaco, nascosti qua e là, balzarono fuori e, quando l’uomo uscì, lo seguirono.
Il pifferaio continuò a suonare in strada e nugoli di topi lo seguirono squittendo felici.
Nelle loro testoline vedevano montagne di formaggio tutte per loro, vedevano dispense con ogni ben di Dio pronte ad essere saccheggiate.
E la marcia trionfale del suonatore continuò: da tutte le case uscivano a centinaia topi di tutte le dimensioni, di tutte le età: anche i più saggi e i più furbi tra loro credevano a ciò che la musica magica prometteva!
E la gente, affacciata alle finestre, appoggiata ai muri delle case guardava esterrefatta e felice quella smisurata fila di roditori che seguiva il suonatore.
Finalmente quando tutti i topi della città furono riuniti dietro a lui, il suonatore si avviò verso il fiume e le bestiole dietro, sempre più affascinate dalla musica magica. Il pifferaio entrò ad un tratto nell’acqua e quelli ancora dietro; avanzò ancora finché fu immerso fino al collo e i topi lo seguirono incantati e fiduciosi.
Egli allora si fermò in mezzo alla corrente e seguitò a suonare e i topi per un po’ nuotarono e poi, siccome da lui non potevano allontanarsi finirono per annegare tutti, nessuno escluso! Allora il suonatore uscì dal fiume, si scrollò l’acqua di dosso e si recò dal sindaco per ricevere la dovuta ricompensa.
Il sindaco, come lo vide entrare, arricciò il naso e gli chiese: – Che vuoi tu?
Il sindaco si affacciò al balconcino del municipio e chiese ai concittadini quel che doveva fare e tutti furono d’accordo con lui, da quegli avaracci che erano.
Il pifferaio allora amareggiato e molto arrabbiato minacciò: – Vi pentirete oh, se vi pentirete di quello che mi fate!
Uscì in strada ed eseguì una scala col flauto soffiando a tutte gote poi, aiutandosi con le agili dita, emise dolcissimi suoni.
Tosto si videro teste di bimbi guardare giù dalle finestre, volgersi verso il pifferaio, poi un ragazzino uscì dalla casa e guardò con entusiasmo l’uomo che suonava.
A lui si unirono due, tre compagni e tutti guardavano come affascinati il suonatore.
E questi non smise di suonare, anzi la sua musica diventò più dolce e persuasiva e nella mente dei bambini faceva nascere visioni di città tutte balocchi, di città tutte dolci, senza scuole, senza adulti che volevano comandare ad ogni ora del giorno.
E la schiera ingrossava sempre più e tutti i componenti erano felice e ridevano, e tenendosi per mano cantavano seguendo sempre più affrettatamente il pifferaio.
Ed ecco i genitori rincorrere quella schiera di gioiosi figlioli che se ne andavano con l’omino così, come i topi che lo avevano seguito sino alla morte!
Ma essi si stancavano da morire e non riuscivano a tenere il passo con i loro figli che camminavano sognando cose meravigliose…
Il sindaco, chiuso nelle sue stanze, si strappava disperato i capelli.
Intanto il suonatore si avviava verso la grande montagna che si trovata proprio alle spalle della città.
I bimbi dietro cantavano: erano così felici di seguire quell’omino che nessuno li avrebbe distolti dal loro proposito.
Giunsero così a metà montagna: al suono del piffero questa si aprì e tutti, pifferaio in testa, entrarono nella fenditura che si richiuse ermeticamente dietro l’ultimo della fila.
Ne restò fuori solo uno zoppetto che non era riuscito a camminare veloce come i compagni.
I cittadini che giunsero sul luogo dopo qualche tempo, lo trovarono là che piangeva disperato per non aver potuto raggiungere i suoi amici.
Dei bambini non c’era più traccia e nessuno seppe mai ciò che ne fosse stato.