La Lampada di Aladino

La Lampada di Aladino conosciuta anche come Aladino e la lampada meravigliosa, è uno dei più celebri racconti della racconta araba di novelle più famosa del mondo Mille e una notte. Conosciuta in occidente grazie alla traduzione del francese Antoine Galland, pubblicata all’inizio del XVIII secolo.

Lampada di Aladino

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La Lampada di Aladino FIABA DA LEGGERE

In una lontana città dell’Arabia vivevano Aladino e sua madre, vedova e inferma. Il giovane Aladino era obbligato ad ogni genere di mestiere per aiutarla a sopravvivere. Un giorno, uscendo di casa, il giovane venne interrogato da un uomo anziano che gli disse:

– Sei tu il figlio di Chin Fu, il sarto?
– Si – confermò Aladino.
– Ah! Per fortuna ti ho trovato! Sono il fratello di tuo padre. Prendi questa borsa d’oro e portala a tua madre. Abbiamo avuto dei buoni guadagni negli affari. Questa sera verrò a cena da voi e vi spiegherò tutto. L’allegria della vedova fu maggiore nel ricevere il denaro che nel sapere dell’esistenza del cognato, cosa che ignorava. Così, quella sera…
– Tu e tuo figlio dovete considerarmi come uno della famiglia.
Così disse l’uomo anziano e, grazie al suo denaro, si conquistò la fiducia della vedova. Qualche giorno dopo, lo zio domandò ad Aladino che lo accompagnasse appena fuori città.
– Voglio mostrarti qualche cosa che nessuno ha mai visto – disse lo zio – raccogli qualche ramo per accendere il fuoco.
Aladino fece come gli era stato chiesto. Quando il fuoco si spense lo zio tracciò una riga nelle ceneri e come per magia una botola apparve.
– Qui sotto c’è un tesoro immenso che ci permetterà di essere i più potenti del mondo.
Devi solo obbedirmi ciecamente. Ora pronuncia il tuo nome, quello di tuo padre e di tuo nonno e vedrai…
– Sono Aladino, figlio di Chin Fu e nipote di Alì.
La botola si aprì facilmente rivelando una scala lunghissima che si perdeva nell’oscurità.
– Fai attenzione, Aladino. Scenderai dodici scalini, arriverai ad una sala dalla quale si dipartono tre stanze. Nella prima ci sono monete d’oro, non le toccare. Nella seconda vedrai alberi carichi di frutti, che dovrai lasciare dove sono. Ti dirigerai nella terza stanza dove troverai una lampada di rame. Raccoglila e al tuo ritorno potrai prendere ciò che vorrai. Aladino scese nel sotterraneo e obbedì fedelmente. Compiuta la missione si avvicinai tesori immensi contenuti in quelle stanze e pensò di portare un regalo a sua madre. Raccolse un po’ di pietre preziose e monete d’oro poi raggiunse la botola.
– Aiutami ad uscire, zio – pregò il ragazzo. – Non riesco con tutto questo peso…
– Prima dammi la lampada! Ti sentirai più leggero!
– Fammi uscire…
– O mi passi la lampada o ti lascio chiuso qui dentro.
Aladino arretrò costernato. Il tono minaccioso dell’uomo non lasciava presagire nulla di buono. In realtà, quello che si spacciava per il fratello di Chin Fu, altri non era che un mago africano che aveva decifrato una pergamena con il segreto della caverna nella quale erano custoditi tutti quei tesori e una lampada magica. Poiché il giovane non voleva consegnare la lampada, il falso zio, incollerito, lo buttò giù per la scala e chiuse fragorosamente la botola. Così il povero ragazzo rimase prigioniero per tre giorni e tre notti, senza bere, mangiare e tantomeno uscire. Quando era la colmo della disperazione, rassegnato ormai a morire, strofinò casualmente la lampada. Improvvisamente il sotterraneo si illuminò di una luce vivissima. Di fronte allo stupefatto Aladino, apparve un enorme genio che disse:
– Sono il genio della lampada, cosa ordini padrone?
Appena ripresosi dallo stupore il giovane parlò:
– Voglio uscire di qui e voglio mangiare e bere fino a scoppiare.
Non aveva concluso la frase che si trovò seduto in un campo all’aperto, contornato da vivande degne dell’imperatore. Dopo aver mangiato e placato la sete, Aladino si apprestò a rincasare. Lungo il cammino decise di non raccontare nulla a sua madre per non inquietarla. Durante qualche mese vissero nell’agiatezza poi, finiti i denari, si ritrovarono ancora in miseria. Aladino si risolse allora a utilizzare di nuovo la lampada magica. Il genio apparve e disse:
– Cosa comandi, padrone?
– Vogliamo da mangiare.
E subito fu apparecchiata una ricca tavola. Il giovane spiegò tutto alla madre, meravigliatissima e lei lo consigliò:
– Non so cosa significhi tutto ciò ma deduco che si tratta di uno spirito infernale. Sarebbe meglio gettare via la lampada.
– No, madre. Ci farà ricchi e potenti.
Il giorno seguente Aladino confidò a sua madre un grande desiderio.
– Vorrei sposarmi con la Principessa Amina. Ti chiedo di andare a palazzo dal Sultano e chiedere la mano di sua figlia per me.
– Sei pazzo? Il Sultano mi farà decapitare!
– Non accadrà. Porteremo pietre preziose in quantità. Le prenderò dalla caverna che ti dissi.
E così fecero. Il Sultano apprezzo molto i doni e si consigliò con il Gran Visir.
– Cosa debbo fare? Le pietre sono bellissime ma non sono convinto di lasciare in sposa la mia unica figlia ad uno sconosciuto…
– Prendi tempo, o mio Sultano. Devi dire che accetti la possibilità del matrimonio ma che vuoi sei mesi di tempo per decidere definitivamente.
Il Sultano così disse alla madre di Aladino che riferì tutto al suo figliolo. Poche settimane dopo una notizia si sparse in città: il figlio del Gran Visir voleva sposare la Principessa Amina. Subito Aladino sfregò la lampada e ordinò al genio:
– Vai da questo pretendente e portalo così lontano da qui che non possa tornare prima di parecchi giorni. Poi fammi incontrare con Amina.
Il genio obbedì e quando la Principessa si trovò di fronte il ragazzo, costui le disse:
– Tuo padre non ha mantenuto la parola data, i nostri accordi erano ben diversi. Per questo sono qui.
Bisogna dire, a onor del vero, che la Principessa si innamorò subito di Aladino e non voleva saperne di sposare il figlio del Gran Visir. Il giorno seguente, con l’aiuto del genio, ottennero due magnifici cavalli e uno stuolo di servitori e gettando monete d’oro per le strade, si diressero tutti a palazzo. Il popolo acclamava quel generoso benefattore e il Sultano, scoperto che il Gran Visir complottava per far unire in matrimonio suo figlio alla Principessa, decise senz’altro di concedere ad Aladino la mano di sua figlia. Le nozze furono celebrate subito e con grande sfarzo. I due sposi, felici, partirono per un lungo viaggio di nozze. Durante la loro assenza il falso zio di Aladino cercò di rubare la lampada ma le guardie del palazzo, che la custodivano gelosamente, lo scoprirono e il malvagio mago fu decapitato sulla pubblica piazza. Aladino rimase l’unico a conoscenza del meraviglioso segreto della lampada e la utilizzò solo per dare prosperità e felicità ai suoi sudditi, oppure per difendere il suo regno da tentativi di invasione. Così il timore della madre, che pensava al genio della lampada come ad un essere infernale, risultò infondato. Con il passare degli anni la storia divenne legenda e nessuno seppe più nulla della lampada magica. Molti continuarono a cercarla… Dicono che Aladino la gettò in fondo al mare… Chi lo potrà sapere?